Il 6 ottobre 2026, allo Sheraton Rome Parco de’ Medici, Prisma ha riunito industria e ricerca per affrontare una questione decisiva: come trasformare il supercalcolo e l’intelligenza artificiale in innovazione accessibile alle imprese. Dai codici scientifici alle applicazioni industriali, il filo conduttore è stato il trasferimento delle competenze.

Quanto vale una simulazione che permette di correggere un progetto prima di costruire il prototipo? E quanto può cambiare il percorso di un’impresa quando un’elaborazione troppo lunga o complessa diventa finalmente praticabile? È attorno a queste domande che ha preso forma il workshop dedicato all’evoluzione dell’intelligenza artificiale e dell’High Performance Computing, organizzato da Prisma il 6 ottobre a Roma.

Il confronto ha messo in relazione esperienze industriali e ricerca scientifica, portando nello stesso programma Leonardo, NAMEX, CINECA, università, CNR e INFN. Una prospettiva ampia, necessaria per comprendere una trasformazione che attraversa la progettazione, l’energia, la difesa e lo sviluppo di nuovi materiali.

Al centro, una questione che riguarda da vicino il tessuto produttivo italiano: costruire un percorso che consenta anche alle piccole e medie imprese di utilizzare il calcolo avanzato con continuità. La disponibilità delle infrastrutture apre possibilità importanti. Per coglierle servono persone capaci di formulare i problemi, scegliere gli strumenti e interpretare i risultati.

Il mercato dell’AI cresce, la sfida è portarla nei processi

I numeri aiutano a capire perché questo confronto arrivi in un momento cruciale. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, pubblicata a febbraio 2026, il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2025 gli 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% sul 2024. Il 71% delle grandi imprese ha avviato almeno un progetto AI, ma soltanto una su cinque presenta una buona diffusione della tecnologia nelle diverse funzioni aziendali. La crescita degli investimenti, dunque, deve ancora tradursi in una trasformazione organizzativa altrettanto estesa.

Sul versante delle competenze, l’indagine Istat “Imprese e ICT – Anno 2025” offre un’indicazione particolarmente significativa: la mancanza di professionalità adeguate frena quasi il 60% delle aziende che hanno valutato investimenti in AI senza poi realizzarli. Nella stessa rilevazione, l’utilizzo di almeno una tecnologia di intelligenza artificiale coinvolge il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti, il doppio rispetto al 2024. Sono dati riferiti all’adozione dell’AI, con un perimetro distinto dal mercato HPC, ma descrivono bene il contesto in cui le imprese devono affrontare le proprie scelte tecnologiche.

Il workshop, fortemente voluto dal management Prisma, si è inserito precisamente in questo passaggio: accompagnare l’interesse per le tecnologie verso la capacità di utilizzarle nei processi che generano valore.

HPC per le PMI: partire dal problema industriale

L’intervento di Giovanni Morelli, dedicato alle strategie di adozione del supercalcolo nelle PMI, ha portato il ragionamento sul terreno delle applicazioni. Le slide hanno attraversato casi italiani ed europei legati alla siderurgia, alla meccanica, all’aeronautica e ai servizi basati sull’intelligenza artificiale, mettendo in evidenza il rapporto tra conoscenza del settore e disponibilità di risorse computazionali.

Per un’impresa manifatturiera, il punto di partenza può essere il comportamento di un metallo durante la lavorazione. Per chi progetta componenti meccanici, può essere la necessità di analizzare con maggiore precisione le superfici di contatto. Nell’aeronautica, può riguardare la possibilità di confrontare più configurazioni prima della costruzione fisica.

L’High Performance Computing permette di affrontare elaborazioni complesse distribuendo il lavoro su risorse che operano in parallelo. Il suo valore industriale emerge quando questa capacità modifica le decisioni: consente di esplorare alternative, approfondire fenomeni difficili da osservare e verificare più rapidamente le ipotesi progettuali.

Tra i casi europei richiamati nel cuore di questo appuntamento da record per partecipazione e profondità dei contenuti, quello storico di Pipistrel rende concreto il cambiamento. Si parla di un progetto legato a simulazioni aerodinamiche eseguite in circa due o tre giorni su infrastruttura HPC cloud, contro i venti o trenta giorni che sarebbero stati necessari sui sistemi interni, quando questi fossero stati sufficienti a gestire il problema. Un esempio circoscritto, il cui significato sta soprattutto nella possibilità di inserire simulazioni complesse all’interno di un ciclo di progettazione sostenibile.

I casi presentati hanno così dato sostanza a una domanda che molte PMI si pongono: quale problema potrebbe essere affrontato meglio se il limite della capacità di calcolo venisse superato?

Difesa e reti, il supercalcolo incontra le esigenze del Paese

La prospettiva si è allargata con i temi dedicati alle grandi applicazioni industriali. L’intervento di Carlo Cavazzoni, di Leonardo, ha posto nel programma il rapporto tra supercalcolo, intelligenza artificiale e difesa, affrontando la relazione tra soluzioni centralizzate ed elaborazione edge.

È un tema che porta dentro la discussione l’architettura complessiva dei sistemi. Le esigenze cambiano a seconda delle applicazioni, della posizione dei dati e dei tempi entro cui occorre ottenere una risposta. Comprendere dove elaborare le informazioni diventa parte integrante della progettazione.

Con Flavio Luciani, di NAMEX, il programma ha affrontato un’altra componente essenziale: l’incontro tra reti, dati e capacità di calcolo. La prestazione di un’infrastruttura dipende anche dalla possibilità di alimentare le elaborazioni con flussi informativi adeguati. Il supercalcolo va quindi progettato considerando le connessioni e i percorsi dei dati insieme alle risorse che li elaborano.

Software scientifico e AI: la qualità del risultato nasce anche dal codice

Il contributo di CINECA ha portato l’attenzione sul software scientifico. Giorgio Amati ha affrontato la fluidodinamica computazionale e i solutori open source, mentre Francesco Salvadore ha dedicato il proprio intervento all’impatto dell’intelligenza artificiale nella produzione di codici numerici.

L’accostamento dei due temi coglie un passaggio importante per il settore. Le possibilità offerte dalle infrastrutture dipendono dalla capacità delle applicazioni di utilizzarle in modo efficace. Algoritmi, organizzazione del codice e gestione dei dati incidono sul tempo necessario a ottenere un risultato e sulle risorse impiegate.

L’ingresso dell’AI nello sviluppo del software scientifico amplia gli strumenti a disposizione di chi scrive codice. Nei contesti della simulazione, questo rende ancora più centrale la verifica: il risultato deve essere coerente con il fenomeno studiato e con il livello di accuratezza richiesto.

Dalle scale atomiche al quantum computing

La varietà delle applicazioni è emersa anche nei contributi accademici. Costantino Zazza, del DIBAF dell’Università della Tuscia, ha affrontato lo scheduling nelle applicazioni HPC, con un percorso dalle scale intergalattiche a quelle atomiche. La gestione delle risorse è parte del problema scientifico e operativo: applicazioni diverse richiedono modalità differenti di organizzazione del lavoro computazionale.

Michele Pavone, del Dipartimento di Chimica dell’Università Federico II di Napoli, ha portato nel programma la modellazione multiscala di materiali e interfacce eterogenee e funzionali. Un ambito in cui il calcolo aiuta a mettere in relazione fenomeni osservati a scale differenti, contribuendo alla comprensione delle proprietà dei materiali.

Con Fabio Chiarello, del CNR, il confronto si è esteso al quantum computing nel contesto HPC, aprendo una prospettiva sulle possibili integrazioni tra paradigmi di calcolo. Il tema affidato a Gaetano Salina, dell’INFN, ha ricondotto questa pluralità a un criterio progettuale fondamentale: ripensare le architetture in funzione delle applicazioni.

È una chiave di lettura che attraversa l’intero workshop. La scelta tecnologica acquista significato quando nasce dalla comprensione del lavoro da svolgere.

La visione Prisma: rendere il trasferimento tecnologico continuativo

Nelle slide di Morelli, la metafora dell’autoscuola sintetizza il ruolo del system integrator: accompagnare l’impresa nello sviluppo della capacità di utilizzare la tecnologia, fino a renderla parte del proprio modo di lavorare.

Questo comporta un’attività che comincia prima della configurazione dei sistemi. Occorre comprendere il problema aziendale, individuare le applicazioni adatte e costruire le competenze necessarie a gestirle. L’infrastruttura locale può offrire uno spazio per sperimentare e sviluppare autonomia, mentre le risorse remote permettono di ampliare la capacità disponibile quando il carico lo richiede. La combinazione dipende dalle esigenze dell’organizzazione e dalla maturità del percorso.

È in questa capacità di collegare infrastrutture e applicazioni che si esprime la specializzazione HPC di Prisma. L’azienda accompagna imprese, enti e organizzazioni nella progettazione di ecosistemi in cui dati, intelligenza artificiale e capacità computazionale sostengono obiettivi operativi definiti. Approfondisci l’approccio Prisma a HPC e AI.

Il workshop di Roma prosegue inoltre un impegno nel confronto tra impresa e ricerca che ha trovato spazio anche nella partecipazione di Prisma alla CFD Parschool 2026, presso il Gran Sasso Science Institute dell’Aquila. Contesti differenti, uniti dall’attenzione alla formazione e alla costruzione di una cultura del calcolo avanzato. Leggi il racconto della CFD Parschool 2026.

Dal 6 ottobre emerge così una prospettiva concreta per l’innovazione italiana. Il supercalcolo può entrare nella quotidianità delle imprese quando esiste un percorso che ne rende comprensibili le opportunità e praticabile l’utilizzo. Per Prisma, costruire quel percorso significa mettere la propria esperienza al servizio di una competitività che si misura nei progetti, nei prodotti e nella capacità delle persone di affrontare problemi nuovi.

Per le organizzazioni che vogliono valutare come applicare HPC e AI ai propri processi, il primo passo è un confronto sulle esigenze reali. Il team Prisma è a disposizione per iniziare questo percorso.